…Mi interessano i processi del crescere e del cambiare e quanto la vicinanza degli altri influenza questo processo di crescita. Il mio lavoro tenta anche di investigare il rapporto che abbiamo con la nostra forma-corpo e come veniamo a patti con le sue trasformazioni nel tempo. La forma di dura argilla cotta è un tentativo di creare una reale definizione fisica dell’immagine astratta interiore…

 

…Le figure che faccio vogliono trasmettere una certa ambiguità tra i concetti di infanzia e maturità, grazia e obesità, e anche rispetto alla questione “mostrare o non mostrare”:  i miei pezzi hanno a che fare con  il nostro bisogno di esporci ma anche con la paura che ci fa mettere al riparo dal freddo sguardo dello spettatore.

 

Il bisogno di esporsi è il bisogno di comunicare paesaggi interiori, emozioni dai colori leggeri che abitano le nostre anime, attraverso la sovrapposizione di elementi diversi, elementi che a volte sembrano non avere alcun collegamento. Ma grazie al loro proprio essere insieme, queste immagini risuonano e creano un dialogo visivo…

 

…Mi piace pensare alle mie sculture come a delle illustrazioni tridimensionali di storie che ogni spettatore può inventare da sé: una storia patchwork o un puzzle tridimensionale che lo spettatore deve completare. In questo senso considero i miei pezzi oggetti d’uso…

 

...Nelle novelle tradizionali, gli animali hanno quasi sempre dei poteri magici, parlano e sono spesso la forza trainante della storia. Le figure di animali appaiono anche come metafore di alcuni tratti del carattere degli esseri umani. Nell’arte popolare, che costituisce  un riferimento visivo molto forte per il mio lavoro, spesso le linee che dividono l’uomo dall’animale sono linee di fusione… niente ha una singola e invariabile forma…